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Bolaño e Parra: amici in un corridoio senza apparenti vie d’uscita

redazione 2 Commenti

Artefatto di Nicanor Parra dedicato a Roberto Bolaño, con versi dell’Amleto

Pubblichiamo oggi un’intervista a Ignacio Echevarría comparsa sulla rivista «Ñ» – ringraziando la testata e l’autrice – nella quale il critico parla del rapporto di amicizia e di profonda reciproca stima che ha legato Roberto Bolaño al poeta (o antipoeta) Nicanor Parra, recentemente insignito del Permio Cervantes. Roberto Bolaño ammirava Nicanor Parra e più di un decennio fa, dopo il suo rumoroso ritorno in Cile, diede impulso alla pubblicazione delle «Obras Completas» dell’antipoeta. Ora il critico Ignacio Echevarría, testimone dei loro incontri, progetta un libro su Bolaño che abbia come punto centrale l’amicizia di questi due personaggi della letteratura cilena.

di Carolina Rojas
traduzione di Raffaella Accroglianò

Si conobbero nel 1998 a Las Cruces, la località balneare cilena circondata da boschi e montagne dove vive Nicanor Parra. Per descrivere l’influenza che aveva avuto sul suo lavoro e per dimostrargli la sua fervente ammirazione, Roberto Bolaño aveva affermato: «Devo tutto a Parra». Anche se quell’incontro fece nascere un’amicizia che continuò a tessersi a distanza, la relazione dell’autore dei Detective selvaggi con il suo paese fu una cosa distinta: era tornato in Cile dopo 25 anni di assenza, e il ritorno gli provocò una serie di sentimenti contraddittori.

Ignacio Echevarría, critico letterario e promotore di alcune edizioni postume di Bolaño, ha rivissuto qualche giorno fa, durante una conferenza presso l’Universidad Diego Portales di Santiago del Cile, il momento di quel viaggio quando lo scrittore fu ossequiato da personaggi di sinistra e di destra. Roberto Bolaño appariva silenzioso, amabile e un poco assente. In seguito scrisse Fragmentos de un regreso al país natal, una cronaca sulle sue prime impressioni che pubblicò nella rivista Paula. Parlava della cordigliera vista dall’alto e dei giornalisti cileni, in termini cordiali.

Mesi dopo, quando aveva digerito meglio le sensazioni della prima visita, nella scomparsa rivista spagnola Ajo blanco si pubblicò El pasillo sin salida aparente in cui cominciò ad affacciarsi la sua natura… La storia è nota: la cena in casa di Diamela Eltit [scrittrice cilena, moglie di un leader politico; ndr] e le sparate contro gli scrittori, quelli che vogliono fare gli scrittori, e la facilità con cui si organizza un laboratorio letterario in Cile. Questa casta amica delle istituzioni che cercava la rispettabilità: la nuova narrativa cilena. “Non c’è carne. Qualcuno in casa è vegetariano e presumibilmente ha imposto la sua dieta agli altri […]. A uno scrittore basta pubblicare un libro di racconti in una casa editrice d’infima categoria per poi mettere un annuncio sul giornale o su una rivista, e dal nulla salta fuori un altro laboratorio letterario”.

Cominciavano a venire fuori vecchie ruggini. Durante il suo secondo viaggio in Cile, durante la Fiera del Libro del 1999, Bolaño fu dichiarato persona non grata e anche qualcosa di più. Persino la stampa lo ignorò. L’anno seguente si pubblicava Notturno cileno, con personaggi come Sebastián Urrutia Lacroix (un prete dell’Opus Dei e critico letterario) e María Canales (alter ego di Mariana Callejas, un agente della DINA che organizzava feste a casa sua).

Il libro si sarebbe dovuto intitolare “Tormenta de mierda”, ma alla fine Bolaño accettò di cambiarlo, in seguito a un sogno nel quale vedeva se stesso che tornava in treno fino alla Estación Mapocho, e nello scendere si rendeva conto di non avere né il biglietto di ritorno né i soldi; pioveva e lui andava in giro con vestiti estivi. Una sensazione simile a quella che deve aver sperimentato alla Fiera del Libro, che si svolge ogni anno nella Estación Mapocho, luogo dei suoi incubi. Nicanor Parra lo accompagnò in quella tormenta, o lungo quel corridoio: durante quegli avvenimenti la loro amicizia cresceva. Echevarría era presente a due dei loro incontri, uno a casa di Parra e l’altro a Madrid, nel 2001. L’anno scorso ha curato il secondo e ultimo volume delle Obras completas di Parra e, anche se non lo dice apertamente, starebbe lavorando su un libro sulla vita e l’opera dell’autore di 2666, e questa sarebbe una delle ragioni della sua visita in Cile; ha viaggiato inoltre per incontrare l’antipoeta.

L’incontro dei due personaggi potrebbe essere uno dei fili della storia. «Credo che, come suole accadere fra grandi talenti, Parra e Bolaño si riconobbero, in qualche modo, a prima vista. E Bolaño, che ammirava Parra da tempo, da quel momento lo collocò al centro del suo santorale privato» ci ha detto il critico letterario.

Nel novembre del 1999, Echevarría e Bolaño tornavano a Santiago dalla casa di Parra che si affaccia sul Pacifico. Avevano pranzato e si erano intrattenuti a tavola con risate e poesia. Bolaño era ancora agitato per l’incontro e mentre fumava una sigaretta, buttò lì la domanda: «Perché non provi a fare l’opera completa di Parra?».

Secondo lei, cos’è l’antipoesia nella vocazione di Bolaño ?

Un punto di riferimento decisivo. Soprattutto per ciò che riguarda come orientare una vocazione letteraria basata sul rifiuto di qualsiasi istituzionalità, su una certa integrità, sulla ricerca di una certo radicalismo nel modo di intendere la letteratura.

Possiamo dire che se Bolaño non fosse entrato in scena Parra non avrebbe mai ricevuto il Premio Cervantes?

È un’affermazione molto azzardata. È sufficiente segnalare una certa relazione di causa-effetto tra la fortuna internazionale di Bolaño e la crescente attenzione suscitata negli ultimi anni dalla figura di Parra. Anche se quest’ultima può essere attribuita, senza dubbio, alla prolungata e profonda onda espansiva dell’antipoesia, molto affine allo spirito del tempo. È stato lo stesso Parra comunque, in occasione dell’assegnazione del premio Cervantes, a dire che è stato Bolaño a rilanciarlo. E c’è qualcosa di vero. Senza andare troppo lontano, la pubblicazione delle Obras Completas di Parra non sarebbe iniziata senza la spinta di Bolaño.

Si dice che lei stia scrivendo un libro su Bolaño. Ha già una data di massima per la sua pubblicazione?

Il libro è ancora in uno stato embrionale, è solo un progetto e non so ancora se lo inizierò. Se dovessi farlo, penso che la relazione tra Parra e Bolaño potrebbe essere uno dei fili con cui tracciare il mio avvicinamento alla figura di Bolaño, dato che non avrei mai la presunzione di scrivere una biografia.

La storia continuò, segnata dal carattere testardo di Parra. Non fu facile convincerlo del nuovo progetto. Echevarría allora lavorava per la casa editrice Galaxia Gutenberg e propose l’idea delle Obras Completas. Nel 2001, durante una visita a Madrid e nel mezzo di un’esposizione dei suoi Artefactos Visuales nell’edificio di Telefónica, Parra discuteva i termini del contratto con l’editore. Dopo un pranzo, Echevarría convertì le cifre da euro in dollari, e Bolaño si sbagliava e aggiungeva degli zero, l’aneddoto fa ancora ridere Echevarría… Ma il poeta, facendo mostra della sua testardaggine, cominciò a evitare l’argomento, e gli accordi non andavano a buon fine. Nel settembre del 2003, due mesi dopo la morte di Bolaño, Echevarría andò a visitare Parra, e al momento del commiato a Las Cruces l’antipoeta si lasciò sfuggire: «A Roberto sarebbe piaciuto, quindi facciamolo». Come un omaggio al suo amico, si prepararono le Obras completas & algo + (I y II).

All’Università Diego Portales, Echevarría dice che Bolaño ammirava dell’antipoeta il fatto che non cercasse la “rispettabilità”, che lui criticava e che cominciava a infastidirlo di se stesso: dopo tutto stava dalla parte degli scrittori. Forse continuava a sentirsi come il ragazzo che scappò dal Cile nel 1973, sognando di scrivere poesie. Una rabbia che aveva un po’ il sapore della sconfitta di un ideale… e della rassegnazione.