Leggere questo romanzo è come guardare una grande pittrice all’opera: viene steso il colore, emergono le forme, e alla fine rimaniamo estasiati, perché tutto si amalgama alla perfezione. Ann Napolitano
Bug Hollow è una baita di montagna nascosta tra i boschi e la costa della California. È lì che Ellis, il figlio maggiore di Phil e Sibyl Samuelson, ha trascorso la sua ultima estate, alla metà degli anni Settanta, prima di morire per un’assurda fatalità. Ed è lì che, quasi vent’anni dopo, sua figlia Eva, senza mai averlo conosciuto, torna con il proposito di spargerne le ceneri nella natura.
Intorno agli eventi di Bug Hollow si snodano le vicende di una famiglia come tante, i Samuelson, che seguiamo lungo un quarantennio tra lutti e nuove nascite, incomprensioni e grandi affetti.
C’è Phil, padre benevolo e comprensivo, che nasconde un solo grande segreto; c’è Sibyl, dura e scostante con le figlie ma premurosa con gli alunni della scuola in cui insegna. Ci sono Sally e Katie, le sorelle di Ellis, divise in tutto ma vicine nei momenti che contano; e con loro Eva, la nipote cresciuta come una terza sorella.
Michelle Huneven disegna un magnifico ritratto di famiglia che sorprende e commuove a ogni svolta della trama. Ritorno a Bug Hollow è un’ode all’imprevedibilità del destino e alla profondità dei legami umani, alla bellezza che può sorgere intorno a noi ogni giorno, come il sole della California che riscalda e illumina queste pagine.
Eva prese la scatola ed entrò in acqua, scuotendola per far uscire ciò che rimaneva di Ellis, suo padre, suo fratello, questo sconosciuto che l’aveva creata.
Michelle Huneven