Tante cose non le so
Alla letteratura, più che una storia, chiedo una voce. Ed Elisa Levi ne ha una piena di forza e carattere. Jesús Carrasco
Una storia suggestiva, con echi di Rulfo, Sara Mesa e Miguel Delibes. - El Cultural
Un posto piccolo, una leggenda che parla della fine del mondo, una ragazzina con la pancia e il cuore in fiamme. Un romanzo che si legge d’un fiato, pieno di dolcezza, umanità e magia.
Lea ha diciannove anni, mille domande senza risposta e una vita intera trascorsa in un paesino con quattro strade, una chiesa, un negozio di alimentari e un bosco che non ha mai attraversato. Lea ha tre amici, una sorella con la testa vuota, una madre che si chiama come lei e un padre che sa solo lavorare la terra. Lea ha occhi di campagna e tante cose non le sa, ma quello che sa è utile ovunque. E benché il posto dove è cresciuta sembri sospeso nel tempo, i ragazzi che ci abitano sono più vivi che mai: hanno desideri, speranze, ambizioni. E intorno a loro, un mondo che non è esattamente il nostro vibra di stranezza e vaga minaccia.
È il primo pomeriggio dell’anno, e Lea è seduta a fumare una canna quando incontra uno sconosciuto: l’uomo ha perso il suo cane, vorrebbe addentrarsi nel bosco a cercarlo, ma lei lo trattiene, perché dal bosco nessuno ritorna. E così, fra un tiro e l’altro, in un monologo ipnotico e colmo di tenerezza, Lea gli racconta ogni cosa: perché ieri il mondo è cambiato, perché ieri il mondo è finito.
Con l’eleganza della grande letteratura e il ritmo delle credenze popolari, in questo romanzo Elisa Levi compie un piccolo miracolo: fotografare il momento esatto in cui la vita si biforca, le scelte si fanno più grandi di noi, e sentirsi a casa vuol dire guardare altrove.
Leggi un estratto«Forse lei non se lo ricorda, signore, ma a quindici anni la vita non ha fine e le emozioni sembrano gomme da
masticare inesauribili che non perdono mai il sapore».