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Pablo Neruda nelle parole di César Aira

César Aira Ritratti, Scrittura, SUR

Continuiamo a presentarvi le voci del Diccionario de autores latinoamericanos di César Aira dedicate ai premi nobel della letteratura latinoamericana. Oggi ci dedichiamo al poeta cileno Pablo Neruda.

di César Aira
traduzione di Raul Schenardi

Pablo Neruda. Ricardo Eliecer Neftalí Reyes nacque a Parral, a sud di Santiago, nel 1904; la madre era maestra e morì due mesi dopo averlo dato alla luce; il padre, impiegato nelle ferrovie, portò il bambino a Temuco, nel sud del Cile e si risposò nel 1906 con quella che diventò l’amatissima “mamadre” del poeta. Neruda scrisse fin dall’adolescenza e nel 1921, dopo essersi diplomato al liceo di Temuco, si trasferì a Santiago per continuare gli studi. Già da allora era “Pablo Neruda”, pseudonimo formato dal cognome dello scrittore cecoslovacco Jan Neruda e dal nome preso probabilmente da Verlaine, oppure per motivi di eufonia (Pablo de Rokha, il più tenace avversario di Neruda, insistette per tutta la vita sul fatto che gli aveva rubato slealmente il nome.) Nel 1923 comparve il suo primo libro, Crepusculario, e nel 1924 i Veinte poemas de amor y una canción desesperada, il cui successo immediato costituì la sua consacrazione. Seguirono Tentativa del hombre infinito (1925), El habitante y su esperanza (1926), un romanzo breve di contrabbandieri, amori e vendette, e Anillos (1926), in collaborazione con il suo compagno di studi Tomás Lago. Nel 1927 fu inviato come console a Rangoon, in Birmania (pare che la scelta del luogo sia stata del tutto casuale), dove per due anni patì ristrettezze di varia natura; nel 1929 fu trasferito a Ceylon, dove la sua situazione migliorò leggermente, e l’anno successivo a Singapore. Lì sposò un’olandese con remote origini malesi, María Antonieta Haagenar, e completò la redazione di Residencia en la tierra, il suo libro migliore, che inviò in Spagna, dove alcuni suoi ammiratori, fra cui Rafael Alberti, si occuparono di farlo pubblicare. Nel 1932 rientrò a Santiago, già famoso come poeta. Nel 1933 fu nominato console a Buenos Aires, dove frequentò numerosi poeti argentini e García Lorca, che incontrò di nuovo l’anno seguente quando fu nominato console a Barcellona. Neruda però preferì Madrid, dove si insediò. (Si scambiarono i consolati con Gabriela Mistral.) A Madrid, nel 1954, nacque la sua unica figlia, Malva Marina, che il poeta vide appena, perché poco dopo il matrimonio finì e la moglie partì per l’Olanda con la bambina, che morì a otto anni. Nel 1935 venne finalmente pubblicato Residencia en la Tierra, che segnò la consacrazione definitiva del nome di Neruda nell’intero ambito della lingua spagnola. In quel periodo conobbe la seconda moglie, Delia del Carril, che aveva vent’anni più di lui. Allo scoppio della guerra civile Neruda ebbe una presa di coscienza politica che sarebbe stata definitivo; si dichiarò apertamente a favore della repubblica e collaborò ad azioni di propaganda e di mobilitazione, ma quando venne destituito dal suo consolato preferì tornare in Cile e proseguire da lontano la sua militanza con la pubblicazione di España en el corazón (1931), con una serie di conferenze e recital e con la fondazione della Asociación de Intelectuales de Chile. Godeva già di una certa ricchezza, grazie alle edizioni dei suoi libri di poesia, che si moltiplicavano; allora fece costruire la casa a Isla Negra, una località balneare a sud di Valparaíso, alternando i periodi di permanenza lì con altri nella sua casa a Santiago. Nel 1938 diresse una rivista, La Aurora de Chile. Nel 1939 andò a Parigi in veste di console per l’emigrazione spagnola e nel 1940, ancora come console, in Messico, dove sviluppò un’attività molto intensa, sempre creando una poesia impegnata politicamente, stavolta in riferimento alla guerra in Europa; il suo rapporto con i poeti messicani, diversamente da quanto era accaduto in Spagna, non fu buono. Nel 1943 tornò in Cile facendo scalo a Panama, Bogotà, Lima, Arequipa e Puno, ricevendo ovunque omaggi ufficiali. A Santiago gli organizzarono un ricevimento straordinario. Intensificò l’attività politica e nel 1943 fu eletto senatore; nello stesso anno aderì ufficialmente al Partito comunista, di cui fu da quel momento un membro esemplarmente disciplinato. Nel 1947 apparve Tercera residencia, che raccoglie le poesie scritte fra il 1935 e il 1945. Collaborò alla campagna elettorale di González Videla, ma quando questi prese il potere si scatenò una persecuzione anticomunista di cui Neruda fu la vittima privilegiata. All’inizio del 1948 fu decisa la sua destituzione dalla carica di senatore, si ebbero attentati contro le sue case e venne impartito l’ordine di arrestarlo. Allora il poeta, secondo la leggenda, rimase un intero anno in clandestinità, muovendosi nell’entroterra cileno, protetto da pescatori e minatori, mentre scriveva il Canto general. (Più verosimile, viste le sue abitudini sibaritiche, che abbia accettato l’ospitalità del milionario, e comunista, Enrique Amorim in Uruguay.) Ricomparve a Parigi nel 1949. Per tre anni viaggiò continuamente in tutto il mondo; nel 1950 fu pubblicato in Messico il Canto general; nel 1952 Los versos del capitán, dedicati al suo nuovo amore, Matilde Urrutia, in forma anonima per non ferire i sentimenti della moglie, ormai anziana. Nello stesso anno tornò in Cile, dove prese la sua residenza definitiva, pur senza smettere di viaggiare molto spesso. Accumulò collezioni (di bottiglie e conchiglie) e un’incomparabile biblioteca che donò allo Stato nel 1954, pur conservandone l’usufrutto fino alla morte. Quell’anno, per celebrare il cinquantesimo compleanno, diede una festa a cui parteciparono amici di tutto il mondo e si separò definitivamente dalla “formichina” (così aveva sempre chiamato Delia del Carril). Si succedettero i viaggi in Europa, America, Asia, la costruzione di una nuova casa, La Sebastiana, su una montagna di Valparaíso, i premi, i festeggiamenti, gli omaggi, la venerazione del pubblico cileno, le numerose amicizie: poche vite di scrittori sono state così piene e felici come quella di Neruda, una vita che in pratica non presentò zone d’ombra, miserie o sofferenze. E si succedettero anche, sempre più frequenti, i libri. 1954: Las uvas y el viento e Odas elementales; 1955: Viajes; 1956: Nuevas odas elementales; 1957: Tercer libro de odas; 1958: Estravagario, uno dei suoi libri migliori; 1959: Navegaciones y regresos (Cuarto libro de las odas) e Cien sonetos de amor; 1960: Canción de gestas; 1961: Las piedras de Chile e Cantos ceremoniales; 1962: Plenos poderes; 1963: Sumario; 1964: Memorial de Isla Negra (in cinque volumi: Donde nace la lluvia, La luna en el laberinto, El fuero real, El cazador de raíces e Sonata crítica); 1966: Arte de pájaros e Una casa en la arena; 1967: Fulgor y muerte de Joaquín Murieta, la sua unica esperienza di drammaturgia; 1968: La Barcarola e Las manos del día; 1969: Fin del mundo, Aún e Comiendo en Hungría, una delle tante testimonianze della sua passione per la gastronomia; 1970: La espada encendida, Las piedras del cielo e Maremoto; 1972: Geografía infructuosa e La rosa separada. Nel 1958 e nel 1964 Neruda aveva collaborato alle campagne elettorali dell’amico Salvador Allende. Nel 1969 rinunciò a candidarsi alla presidenza per il Partito comunista quando nacque Alianza Popular, a cui diede il suo pieno sostegno. Nel 1970 Allende divenne presidente e nominò Neruda ambasciatore in Francia; nel 1971, quando risiedeva già in Europa, ricevette il premio Nobel, con l’importo del quale si comprò una bella casa di campagna in Normandia. Nel 1972, malato di cancro, si dimise dalla carica di ambasciatore e tornò in Cile; l’ultimo suo libro pubblicato in vita fu un violento pamphlet poetico: Incitación al nixonicidio y alabanza de la revolución chilena. Nel settembre del 1973, il colpo di Stato militare e l’assassinio di Allende furono un duro colpo; morì dodici giorni dopo, mentre la polizia faceva irruzione nella sua casa e distruggeva, con inconcepibile accanimento, le sue collezioni e gli oggetti d’arte. Nei due anni successivi furono pubblicati gli otto libri di poesia che era andato scrivendo prima di morire: Jardín de invierno, 2000, El corazón amarillo, Libro de las preguntas, Elegía, El mar y las campanas, La rosa separada e Defectos escogidos; e un libro di memorie, Confieso que he vivido, ampliamento di un’autobiografia redatta nel 1962 per la rivista brasiliana O Cruzeiro. Sempre dopo la sua morte fu pubblicata una raccolta di scritti in prosa di vario genere, Para nacer he nacido (1978), a cura della sua vedova Matilde Urrutia e Miguel Otero Silva (Matilde morì nel 1985; en passant diremo che la “formichina” Delia del Carril sopravvisse a tutti e morì a 102 anni a Santiago.)

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