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Cultura di cartone

Raul Schenardi Editoria, SUR 1 Commento

di Francesca Bianchi

Eloísa, Sarita, Felicita, Dulcinea… hanno quasi tutte un nome di donna le nuove proposte culturali dell’America Latina. E non sono una sola persona ma tante persone che producono e vendono libri. Libri fatti di cartone.
Primavera 2003. Buenos Aires, Argentina. Nasce la prima casa editrice di cartone: Eloísa Cartonera. Non a caso nasce in Argentina, un paese che dopo la crisi economica del 2001 ha visto crescere esponenzialmente i costi per la produzione dei libri e, parallelamente, il numero di disoccupati costretti a rovistare nella spazzatura per rivendere materiali di scarto alle grandi industrie del riciclaggio. Washington Cucurto, Javier Barilaro e Fernanda Laguna decidono di trasformare l’emergenza in risorsa e creano un nuovo sistema di produzione editoriale. Un sistema semplice. Si compra il cartone direttamente ai cartoneros, senza intermediari (in questo modo si paga un prezzo decente direttamente a chi fa il lavoro). Si contattano direttamente gli autori, senza intermediari. Si produce il libro in maniera artigianale senza costi di spedizione, tempi biblici e senza intermediari. Si vende il libro nei locali dove è stato prodotto e spesso a venderlo sono le stesse persone che lo hanno prodotto: cartoneros, autori … Senza intermediari. Il libro cartonero è un libro intelligente, cerca la via più facile per arrivare al lettore, segue la filiera corta dell’editoria: dove si produce si vende, dove si distribuisce, si crea; chi produce vende, legge, promuove, critica. Autori, impaginatori, grafici, promotori e librai (in alcuni casi sono la stessa persona), si ritrovano tutti in uno stesso spazio lavorando a stretto contatto per la creazione del libro.
Può anche succedere che un cartonero che raccoglie il cartone nelle strade possa suggerire a un autore lo spunto per una storia o fargli una di quelle critiche al vetriolo che illuminano o distruggono. Incredibile ma vero, i libri diventano un oggetto utile, un oggetto di valore: sono introvabili sul mercato tradizionale, le copertine dipinte a mano sono uniche, non esistono due esemplari identici, a farli sono persone che non avevano mai preso in mano un libro, e vengono fatti di un materiale di scarto, “indegno” per un prodotto culturale. È così  che avvengono le rivoluzioni: partendo da aspetti semplici della vita quotidiana.
Sull’esempio di Eloísa Cartonera sono nate moltissime case editrici cartoneras in tutta l’America Latina, e non solo, per promuovere una cultura dal basso, popolare e sostenibile. Alcune di loro: Sarita Cartonera Perù, Yerba Mala Cartonera, Mandragora Cartonera e Nicotina Cartonera in Bolivia, Animita Cartonera, Santiago de Chile, Yiyi Jambo e Felicita Cartonera in Paraguay; Dulcineia Catadora in Brasile, La Cartonera, La Ratona Cartonera e Santamuerte Cartonera in Messico, La Propia Cartonera in Uruguay, Meninas Cartoneras a Madrid ed Editorial Ultramarina Cartonera & Digital a Sevilla.
L’importante è la forma e soprattutto il contenuto. I libri di cartone diffondono buona letteratura. Autori sconosciuti hanno la possibilità di pubblicare per la prima volta. Autori consacrati possono pubblicare ciò che il mercato tradizionale scarta. Non letteratura di scarto ma letteratura scartata.
Tra gli autori pubblicati César Aira, Ricardo Piglia, Enrique Linh, Rodolfo Walsh, Fernando Iwasaki, Oswaldo Reynoso, Mario Bellatin, Alan Pauls, Pedro Lemebel, Santiago Roncaglielo, Tomás Eloy Martínez …
Nel 2007 ho partecipato al Festival di riciclaggio artistico organizzato dall’associazione Drap art di Barcellona allestendo un tavolo con i libri di Eloísa Cartonera. Dopo essermi accorta che le persone  erano attirate da quegli oggetti strani, colorati, colorinche, ma nessuno si azzardava ad aprire i libri come si fa in una normale libreria, ho capito. Il lettore europeo andava aiutato, ed ho esposto questo cartello:
«Son libros de verdad!»
«Sono libri veri!»
Da quel momento le vendite sono raddoppiate.

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