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Manuale per aspiranti vedove letterarie

Marc Caellas Editoria, Scrittura, SUR Lascia un commento

Pubblichiamo oggi uno spassoso manuale di istruzioni per diventare la vedova perfetta di uno scrittore: un articolo dello scrittore spagnolo Marc Caellas tratto da el malpensante, che ringraziamo.

di Marc Caellas
traduzione di Claudia Calderaro

Quello di cui ho urgentemente bisogno
è una María Kodama
che si faccia carico della biblioteca
una che voglia farsi fotografare con me
per passare ai posteri
una donna di sesso femminile
che non collezioni i nostri traveler’s cheque /
sogno dorato di ogni gran creatore
ovvero una bionda appariscente
che non disdegni le rughe
possibilmente di prima mano
o forse una mulatta di fuoco
non so se mi spiego
onore e gloria ai veterani del ’69!
il tempo non trascorre
con una vedova giovane all’orizzonte
ogni problema è risolto!
con una bara color di rosa
perfino le dita più sensibili
provocate dagli accademici di Stoccolma
scompaiono come x incanto

Nicanor Parra

Vi presento un manuale con alcune precise linee guida per diventare un’affamata e calcolatrice vedova letteraria. Diretto a studentesse di letteratura comparata, direttrici di fondazioni culturali, presentatrici di programmi letterari, cospiratrici di reti sociali e altra fauna dell’ambiente culturale.

1. Parlare poco
È bene coltivare un’immagine misteriosa, dare l’idea di possedere una ricca vita interiore, non partecipare a festival, fiere e biennali. Avere tratti orientali è un grande aiuto, ma serve anche qualsiasi altro tipo di miscuglio razziale che faccia luccicare la pelle. È conveniente farsi intervistare occasionalmente ogni tre o quattro anni da qualche giornalista di fiducia che accetti di concordare le domande in anticipo. È imprescindibile utilizzare questo tipo di piattaforma per criticare gli amici dello scrittore morto che hanno messo in dubbio la capacità della vedova di amministrare il patrimonio letterario.

2. Fare causa a chiunque
Rivolgersi a un buono studio di avvocati, o anche a vari studi. Inviare lettere di minaccia a biografi, giornalisti, editori ed ex fidanzate. Chiedere cifre esorbitanti per autorizzare l’uso di qualsiasi poesia in antologie o canzoni, bloccare la ristampa di antologie poetiche in esaurimento, o non dare il consenso per documentari nei quali appaiano le parole dello scrittore. Spiegare che tutto ciò si fa per proteggere l’onore della famiglia, anche nel caso in cui la suddetta famiglia non sia d’accordo con questo modo di procedere.

3. Sposarsi per procura in un paese straniero
È l’unico modo per farlo discretamente, lontana da riflettori e pettegolezzi. È importante scegliere un paese con un ordinamento giuridico confuso o notoriamente tollerante in caso di probabili discrepanze nei dati registrati. Evitare anche la penosa situazione di decidere chi si invita. La maggior parte degli amici si renderà conto dell’unione matrimoniale quando questa sarà già irrevocabile e nessuno potrà alzare la voce. Rallegrarsi del fatto che viviamo in un mondo dove un atto di matrimonio decide quello che si pubblica su un autore, sia che la titolare del suddetto atto ne abbia o no la competenza.

4. Sopprimere le dediche
Specialmente quelle dirette ad altre donne che forse hanno condiviso giorni, settimane, anni con l’autore, ma che, di fronte alla storia, devono essere se non cancellate (compito difficile in questa era di riproducibilità massima), almeno minimizzate nel ricordo dei futuri lettori dello scrittore. Eliminare il nome di qualche figlia discola è azzardato, ma inevitabile se si vuole far capire chi comanda. Comprare nelle librerie di seconda mano tutte le edizioni nelle quali è stata stampata la molesta dedica.

5. Essere molto più giovane dell’autore
Conviene che la differenza d’età oscilli tra i 35 e i 45 anni. In un primo momento, l’abisso generazionale provocherà commenti maliziosi tra parenti e colleghi, ma a tempo debito permetterà un prolungato periodo di vedovanza molto soddisfacente durante il quale la vedova vivrà di letteratura e, come si sa, non è qualcosa che può fare qualsiasi moglie. È raccomandabile non sposarsi con nessun altro per non perdere rendite né marchesati, o dipendere troppo da clausole e ultime volontà, spesso puntigliose con la futura vita coniugale della vedova.

6. Creare una Fondazione che gestisca il patrimonio letterario dello scrittore
Autoproclamarsi presidentesse della suddetta e organizzare serate letterarie come se si fosse Victoria Ocampo. Circondarsi di adulatori che aiutino a raccogliere fondi delle amministrazioni pubbliche e di qualche finanziatore con necessità di prestigio culturale.

7. Chiedere all’autore tutte le password
È consigliabile farlo quando si prevede una fine imminente. In questi momenti di debolezza, l’autore capirà che non hanno senso i segreti, le doppie o triple vite (letterarie). Facebook, Twitter, Gmail, Skype, Tumblr, Flickr, Badoo, eccetera. Non si deve tralasciare nessun social network. Una futura vedova professionale può estrarre petrolio dalle chat, dalle mail o dalle conversazioni con scrittori, editori e fan.

8. Portare alla luce documenti occulti
Lettere, racconti incompiuti, bozze, fatture della luce, liste della spesa, tutto serve. L’ideale è lasciar passare minimo venticinque anni. Spiegare, quindi, che sono stati ritrovati in un armadio o in una stanza di qualche seconda o terza residenza dell’autore. Raccontare alla stampa che sono regali che arrivano dall’aldilà, come se lo stesso autore avesse architettato tutto post mortem. Incontrare giornalisti di fiducia che li elogino e ringrazino la vedova per l’opportunità che ci ha offerto di conoscere nuovo materiale dell’autore.

9. Difendere con veemenza la letteratura postuma
Anche se i generi tradizionali sono in crisi, la letteratura postuma si vende sempre meglio. In qualche università yankee esistono già cattedre dedicate allo studio di un genere letterario che minaccia di crescere in maniera inesorabile. Occorre spiegare nel dettaglio perché l’autore non ha pubblicato questi testi quando era in vita. Non ammettere mai che li considerava inferiori o trascurabili. Chiarire questi atti di necrofilia letteraria non sono mossi da interessi economici.

10. Scrivere morbosi memoir
Se ce n’è bisogno, possono essere scritti da un’altra persona, di ghost writer ce ne sono a iosa. L’importante è pubblicarli con la firma della vedova. Devono essere ricordi degli anni passati insieme allo scrittore famoso, ma conditi da rivelazioni e pettegolezzi sull’infelice vita precedente l’apparizione della vedova. Rivelare amanti, tradimenti e aneddoti che non fanno fare una bella impressione né allo scrittore, né alla sua prima moglie.
In conclusione, affermo che si tratta di un manuale infallibile, con risultati garantiti. Il segreto, come quasi tutto nella vita, sta nel casting: scegliere bene lo scrittore. E che il sentimento sia reciproco! Per questo non servono i manuali. A quelle che già esercitano con autorità il loro ruolo di vedove, ricordo che qualsiasi riferimento alla realtà non solo è pura coincidenza, bensì colpa della stessa realtà, sulla quale l’autore di queste righe non ha nessun potere.

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