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Vite istantanee, un estratto

Andrés Neuman Autori, Racconti, SUR Lascia un commento

Pubblichiamo oggi un assaggio di Vite istantanee, la nuova raccolta di racconti dello scrittore argentino Andrés Neuman. Buona lettura!

di Andrés Neuman
traduzione di Silvia Sichel

Nell’aria c’era odore di cuoio. Una studiata penombra rendeva difficile distinguere i dettagli. Quasi tutti i cappotti sembravano in buono stato. Si raddrizzò gli occhiali. Pensava al gusto imprevedibile di suo marito, quell’insieme tutto suo di convenzionalità e stravaganza. Sentì un gran bisogno di fumare. Quella notte, o al massimo il mattino dopo, le sarebbero venute le mestruazioni: glielo preannunciava un pugnale che premeva sotto l’ombelico e una certa sensazione di fastidio per ogni cosa. Tolse dalla gruccia un cappotto di pelle marrone a doppiopetto. Lo osservò un istante. Lo riappese e ne prese uno nero con il collo a punta. Riappese quello nero e ne prese uno più lungo, grigio, con le spalle molto imbottite. Troppo virile, pensò con malizia. Dopo averlo riposto, prese un cappotto di camoscio scuro e lo osservò compiaciuta: si adattava perfettamente allo stile antiquato del marito. Poteva immaginarselo con una chiarezza incredibile, come se glielo avesse già visto addosso, come se fosse sempre stato suo. Ora che ci pensava, in effetti, era quasi identico al cappotto che gli aveva regalato lei il penultimo Natale. Impossibile. Provò a verificare. Esaminò la fodera, le asole, le maniche: sembravano le stesse, ma come faceva a ricordare la marca o la forma esatta dei bottoni. Anche la taglia corrispondeva, e del resto suo marito portava la taglia della maggior parte degli uomini. Notò che i gomiti non erano per niente consumati: poteva essere o magari no.

Si soffermò a riflettere. Com’era possibile che fosse finito lì? Perché il marito avrebbe impegnato il regalo del penultimo Natale? Le cose non erano andate benissimo nell’ultimo anno. Ma non erano andate male fino a quel punto. O sì? Cercò di ricordare le discussioni più recenti. Ma no, dovevano esserci altri motivi. Poteva darsi che semplicemente odiasse quel cappotto (com’è elegante, aveva esclamato, mi serviva proprio!) e, non sapendo che scusa inventare per non metterselo, avesse deciso di venderlo per poi addurre di averlo perso (come mi sta bene, mi sta proprio bene, ripeteva). Eppure, il marito non aveva mai accennato di aver smarrito quel cappotto. E in realtà, lei non ricordava di averglielo visto addosso, a parte il giorno in cui se l’era provato a casa. Studiò di nuovo l’indumento e lo riappese. Era quello. Non era quello. Non sapeva se era quello. Sentì il pugnale muoversi e un cerchio attorno alla testa che le opprimeva le vertebre cervicali. Era stata in piedi tutto il giorno, tutta una vita in piedi. Da quanto non facevano un viaggio? Un viaggio vero, loro due soli? Non c’erano soldi. Né, soprattutto, motivi per partire. Ma quel cappotto di camoscio scuro, da dove diavolo era saltato fuori? Frugò impaziente nelle tasche interne, sperando di trovare qualche indizio che confermasse i suoi sospetti. Erano vuote.

Lo tolse di nuovo dalla gruccia e andò dalla commessa, che si stava smaltando le unghie dietro il banco e aveva un piercing a forma di stella nella narice. Le chiese se ricordava chi avesse portato il cappotto. La ragazza alzò gli occhi, storse metà del labbro superiore e rispose con voce nasale: E come faccio a saperlo, gioia, di qui passa un sacco di gente. Lei la fissò negli occhi, chiedendole di fare uno sforzo. La commessa si strinse nelle spalle, abbassò di nuovo lo sguardo e intinse il pennello nella boccetta di smalto. E non sai nemmeno da quanto tempo è qui in negozio?, insisté lei. La commessa storse la bocca, lasciò il pennello dentro la boccetta e, sospirando, le strappò di mano l’indumento per controllare qualcosa sull’etichetta. Ce l’abbiamo da gennaio dell’anno scorso, contenta? E tornò alle sue unghie. Allora lo compro, rispose lei prendendo il cappotto dal banco e sfilandolo dalla gruccia. È il compleanno di mio marito, sai?, e voglio fargli una sorpresa.

© Andrés Neuman, 2017. Tutti i diritti riservati.

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