Revueltas-2.-Fondo-Hermanos-Mayo

Revueltas, voce fondamentale della letteratura messicana

redazione Ritratti, Scrittura, SUR 2 Commenti

Revueltas_edizioniSURIn attesa dell’uscita di Le scimmie, prevista per fine marzo, pubblichiamo un altro approfondimento sullo scrittore messicano José Revueltas. Il pezzo è uscito su guardagujas, che ringraziamo.

«Revueltas, voce fondamentale della letteratura messicana»
traduzione di Francesca Signorello

José Revueltas (Santiago Papasquiaro, Durango, 20 novembre 1914-Città del Messico, 14 aprile 1976) è una delle voci fondamentali della letteratura messicana del XX secolo, grazie alla ricchezza del suo stile, alla forza dei temi trattati, all’originalità nella creazione dei personaggi e alla sua capacità di mantenere vivo l’interesse dei lettori, ma soprattutto, affermò il poeta Hugo Gutiérrez Vega, grazie alla sua posizione politica, alla sua coerenza e alla sua onestà a prova di tutto.

Il Presidente del Consiglio Nazionale per la Cultura e le Arti (Conaculta), Rafael Tovar y de Teresa, ha affermato che José Revueltas è un autore chiave nella letteratura di lingua spagnola, uno degli intellettuali più influenti del secolo scorso, un uomo impegnato nel suo tempo, dall’intelligenza acuta e onesto nelle proprie idee.

«Revueltas comprese la sua epoca, visse in Messico con grande passione, lesse altri generi letterari, ne assimilò le idee e si dedicò come pochi a scrivere libri, a raccontare storie che affondavano radici profonde nella nostra realtà», tanto che i suoi romanzi, come Los muros de agua e Le scimmie, sottolineò Tovar y de Teresa, sono letture fondamentali per comprendere la nostra letteratura.

Secondo il saggista e critico letterario Cristopher Domínguez Michael, ci troviamo di fronte a uno dei grandi romanzieri della storia della letteratura messicana: «il suo primo romanzo importante, Los días terrenales, del 1949, provocò uno scandalo internazionale, e verso la fine degli anni Sessanta tutta la generazione del Sessantotto vedeva Revueltas non solo come un referente morale, per effetto della sua partecipazione politica al Movimento Studentesco, ma anche come uno dei grandi maestri della letteratura, e non a caso in quel periodo si stava pubblicando la sua opera letteraria completa».

Il giornalista, critico, conduttore televisivo e studioso di letteratura, Javier Aranda, affermò che Revueltas è, innanzitutto, un «grande scrittore, un grande narratore, che ha uno stile come pochi, e che ricevette, per esempio, l’elogio di Julio Cortázar, severissimo al momento di giudicare la qualità letteraria. Noi, invece, siamo rimasti fermi all’immagine del militante di sinistra, coerente, impegnato, cosa che fu, non c’è dubbio, ma l’aspetto più importante di Revueltas è proprio la sua opera letteraria, quindi i romanzi, i racconti e i saggi».

 

Tra letteratura e attivismo

Ribelle e critico, José Revueltas condusse una vita segnata dalle lettere e dall’attivismo politico, che lo portò addirittura in carcere, due volte nel penitenziario delle Islas Marías e una volta in quello di Lecumberri, dopo il Movimento Studentesco del Sessantotto.

José Carreño Carlón, direttore del Fondo de Cultura Económica, ha affermato che Revueltas era «un essere umano pieno di affetto e di amore per la gente. Sostenitore di una letteratura impegnata, è oggi considerato uno dei grandi narratori messicani del XX secolo. Ma era un uomo impegnato anche nelle cause politiche e sociali, a cui dedicò tutta la propria vita, con l’attenzione sempre rivolta all’esplorazione intellettuale e a una raffinatissima analisi politico-filosofica».

Membro di una famiglia di celebri artisti – il fratello Silvestre era un noto compositore, il fratello Fermín un prolifico pittore –, José Revueltas si formò da autodidatta, dopo aver abbandonato gli studi secondari.

Questo, però, non gli impedì di sviluppare un’opera letteraria di grande qualità che comprende romanzi, racconti, testi teatrali, sceneggiature per il cinema, lavori giornalistici e saggi, tutti caratterizzati da una coerenza esemplare. Carreño Carlón affermò che José Revueltas «visse e morì povero dal punto di vista materiale, ma ci ha lasciato un’eredità letteraria ed etica ricchissima. “Uno degli uomini più puri del Messico”, così lo definì Octavio Paz, “e uno degli scrittori principali della mia generazione”, aggiunse sempre a proposito di Revueltas il nostro premio Nobel».

In realtà, fece notare il poeta Hugo Gutiérrez Vega, «già a partire dai suoi primi lavori, come il romanzo Los muros de agua, che è la descrizione di un viaggio e di un periodo di reclusione sulle Islas Marías, la forza narrativa di Revueltas era indiscutibile, e si afferma definitivamente in Il coltello di pietra e Los días terrenales, ma soprattutto nel primo dei due, il suo romanzo più riuscito, ordinato e strutturato».

Ma anche i suoi racconti sono importanti, sottolineò Vega, tutti testi ben costruiti «con una grande capacità di condensazione; inoltre, Revueltas scrisse per il teatro, con successo costante, ma soprattutto saggistica, una grande quantità di saggi sulla situazione messicana, sul Partito Comunista e i suoi avatar, sul ruolo della sinistra».

Per questo motivo, Vega assicurò che i giovani e tutti coloro che si avvicinano a Revueltas troveranno nei suoi saggi di carattere politico o sociologico, ma soprattutto nei romanzi e nei racconti, una «voce davvero originale e, una volta vinte le difficoltà di lettura, che ci sono, potranno godere a pieno del suo mondo romanzesco».

Revueltas fu una persona assai corretta e onesta, dal comportamento sempre coerente e generoso, che lo portò a unirsi al Movimento Studentesco nel Sessantotto, ad avere attriti con il Partito Comunista – in un’epoca in cui, racconta sempre Gutiérrez Vega, erano più gli espulsi che i membri – e a fondare la Liga Espartaco insieme a giovani intellettuali molto stimati; in seguito cominciò a riflettere sui problemi della sinistra, e tutto questo spiega perché «Pepe Revueltas è ancora vivo oggi ad Ayotzinapa».

 

Pioniere del romanzo moderno messicano

Secondo il collega scrittore Evodio Escalante, l’importanza di Revueltas nelle lettere messicane è fondamentale, poiché fu lui a introdurre in Messico il romanzo moderno, «un genere caratterizzato da una certa dose di frammentarietà, che non è più il romanzo del XIX secolo, con un inizio e una fine, in cui tutto si evolve per fasi, ma un testo in cui la narrazione si interrompe, e sono piuttosto i frammenti di narrazione a costruire pian piano l’unità, anche se poco visibile in un primo momento».

Oltre a questa forma di scrittura frammentaria, disse Escalante, «Revueltas ha introdotto un linguaggio estremamente denso, capace di creare atmosfere narrative, ma c’è da dire che è anche il primo scrittore messicano che è riuscito ad addentrarsi nella profondità psicologica dei suoi personaggi, come se fosse al corrente delle scoperte di Sigmund Freud».

Questi tre elementi – la struttura frammentaria, il linguaggio letterario e la profondità psicologica – trasformano Revueltas «in un signore che ci propone un nuovo tipo di romanzo destinato a spiegare tutto quello che viene dopo; tanto per fare un esempio, non c’è dubbio che l’ammirevole Juan Rulfo abbia letto Revueltas».

Evodio Escalante sosteneva che l’antecedente di La pianura in fiamme di Rulfo è la raccolta di racconti Dios en la tierra di Revueltas, «così come l’antecedente di quell’opera esemplare che è Pedro Páramo è Il coltello di pietra, su questo non ho alcun dubbio. Condividono la stessa concezione di romanzo, sono pervasi da un’atmosfera che somiglia moltissimo a quella di un paese di morti, o di anime in vita. Potrei giurare senza alcuna esitazione che Rulfo abbia letto Revueltas. E poi Revueltas è uno scrittore che ha dato un forte impulso al nuovo romanzo messicano del XX secolo».

Eppure, Evodio Escalante riconobbe che Revueltas fu un po’ disprezzato, perché accusato, a partire dagli anni Quaranta, di scrivere in maniera sciatta e di non badare allo stile, accusa piuttosto ingiusta se si considera che Revueltas era un vero e proprio maestro della lingua.

A differenza degli accademici, che vogliono raggiungere l’immortalità in letteratura, e si preoccupano di scrivere bene secondo i modelli vigenti, Revueltas diceva che a lui non interessava scrivere bene, ma esprimersi bene, «e in questo senso è uno scrittore che riesce davvero a farlo, anche se a prima vista potrebbe sembrare sciatto, ma è così che crea lentamente l’atmosfera narrativa, una disposizione d’animo che si trasmette al lettore».

Che piaccia o no, e che siano in tanti o in pochi a leggerlo, Revueltas è già entrato nella storia della letteratura, pur non essendo un autore né facile né compiacente, come affermò Evodio Escalante, bensì «un autore che riflette tutto un periodo storico segnato da conflitti. E sono arrivato alla conclusione che Revueltas è uno scrittore per tempi difficili, e lo dico pensando alla situazione attuale in Messico. Credo che in questo contesto di attrito, di profonda amarezza per gli avvenimenti odierni, sia il caso di invitare le nuove generazioni ad avvicinarsi al nostro scrittore, che è tornato fortemente attuale per aver trattato questa problematica o quel tema».

È possibile avvicinarsi all’opera di Revueltas da punti diversi, continuò Escalante: partendo dai suoi racconti e romanzi, come Le scimmie, che è un’opera maestra assoluta, il suo libro più maturo, scritto al penitenziario di Lecumberri, oppure da Il coltello di pietra, il suo secondo romanzo, insignito del Premio Nacional de Novela.

Ma Revueltas scrisse anche più di venti sceneggiature per il cinema, lavorò come drammaturgo e perfino come giornalista, occupandosi in particolare di cronaca nera, «si esercitò anche nella critica letteraria, non molto, ma esistono vari testi, e sono ancora più numerosi quelli di critica d’arte, su Manuel Álvarez Bravo, Siqueiros, Diego Rivera, José Clemente Orozco, in realtà il suo personaggio più complesso. Insomma è impossibile riassumere Revueltas in una sola frase. E non bisogna dimenticare nemmeno il suo lavoro come filosofo, forse il meno studiato fino a oggi».

Ancor più di Marx, Engels o Lenin, Hegel fu, secondo Evodio Escalante, il filosofo preferito di Revueltas, non a caso «il suo pensiero si alimenta di letture filosofiche hegeliane. Ovvio che Hegel è un autore difficile, quindi anche per questo una parte della sua produzione risulta ostica. Non è facile comprendere la sua opera, entrare nella teoria dell’alienazione della coscienza, per non parlare poi di tutta la questione dello scambio del valore, insomma è un pensatore complesso».

Cristopher Domínguez Michael ricordò che Revueltas scrisse su «tutti quei temi che il cristianesimo non era riuscito a sviluppare nel romanzo messicano, e li mise in scena attraverso la religione del ventesimo secolo, cioè il comunismo, della quale Revueltas fu uno degli eredi».

La sua opera, aggiunse, affronta problemi non solo attuali ma eterni, come la solitudine umana e lo sfruttamento della coscienza, divisa tra l’essere e la società, ma nonostante questo non si è riusciti a far leggere i suoi testi all’estero, poiché le sue traduzioni non hanno avuto grande successo.

A differenza di Juan Rulfo, un autore molto messicano letto dappertutto, «non sappiamo il motivo per cui Revueltas non abbia mai viaggiato all’estero, come si suol dire, e non abbia successo oggi fuori dal suo paese d’origine». Nonostante ciò, Domínguez Michael esortò le nuove generazioni a godersi le sue pagine o a criticarle, ma comunque a leggerle.

 

José Revueltas, un solista nel mondo delle lettere

Nel centenario della nascita di Revueltas, Javier Aranda Luna affermò che questa ricorrenza è un’ottima opportunità per leggere o rileggere romanzi fondamentali come Le scimmie, Los muros de agua o Los errores, «perché ci permettono di frequentare uno scrittore di alto livello, e i grandi scrittori non sono poi tanto comuni. Sappiamo tutti che nelle generazioni letterarie c’è sempre una voce principale che dirige l’orchestra e poi c’è un coro di accompagnamento; finora abbiamo considerato Revueltas parte di un coro, ma la sua è una voce inconfondibile, possiamo definirla quella di un solista nel mondo delle lettere, che ha tanto da insegnarci e può condurci verso mondi che prima non avevamo mai immaginato».

Inoltre, il giornalista culturale sottolineò che Revueltas era un visionario, come quei grandi romanzieri che riescono sempre a prevedere gli eventi. Così, quando leggiamo Le scimmie, per esempio, «possiamo accorgerci di tutto quello che sta succedendo oggi in Messico, che lui aveva predetto già parecchi anni fa in questo romanzo e in altri: come vengono gestiti a livello politico gli affari della provincia nelle numerose aree disagiate, e in che modo la droga comincia a permeare anche la vita sociale?».

Riuscì a farlo perché era dotato di una grande sensibilità, era un personaggio attentissimo a tutto ciò che gli succedeva intorno, e la sua visione del mondo era quella di un’artista di prim’ordine, capace di sintetizzare l’informazione che lo circondava, di fissarla e trasmetterla, nella finzione o nella cronaca quotidiana.

A questo proposito, disse Aranda Luna, bisogna recuperare gli articoli di cronaca nera che scrisse su «El Popular» di Vicente Lombardo Toledano, «tutti lavori di grande qualità, che ci danno una visione inedita del Messico, dal punto di vista di uno scrittore dalla sensibilità raffinata».

Quindi, in occasione del centenario della sua nascita, dobbiamo leggere Revueltas per quello che è: «un grande scrittore, e dobbiamo anche dimenticarci dei mondi in cui viviamo, perché uno dei suoi temi principali era la società messicana, insieme alle sinistre e all’uso e all’abuso del potere. Ripeto, bisognerebbe apprezzarlo per quello che è, cioè un grande narratore, per riuscire a vedere ciò che vide in lui Julio Cortázar: uno dei grandi autori ispanoamericani, che sfortunatamente era rimasto fuori dal famoso boom latinoamericano, pur essendo uno scrittore dai tanti meriti».

Condividi