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Il razzismo di Atticus Finch

Laura Marsh BIGSUR, Scrittura, Società Lascia un commento

Mentre il nuovo romanzo di Harper Lee sta uscendo anche in Italia, pubblichiamo un articolo sull’evoluzione del personaggio di Atticus Finch. Il pezzo è tratto dal New Republic. Ringraziamo l’autrice Laura Marsh e la testata.

di Laura Marsh
traduzione di Tessa Bernardi

Il ritratto razzista di Atticus Finch, l’avvocato protagonista di Il buio oltre la siepe, che emerge dall’ultimo romanzo di Harper Lee, Va’, metti una sentinella, nelle prime recensioni del libro viene descritto, tra le altre cose, come un «fulmine a ciel sereno», uno «shock» e una «rivelazione». Il New York Times ha sostenuto che il nuovo romanzo «potrebbe persino ridefinire il lascito letterario della Lee», ma gli studiosi che avevano già scritto sui temi razziali e sul sistema giudiziario in Il buio oltre la siepe non si sono mostrati altrettanto stupiti. «Se si legge il libro dal punto di vista della giustizia razziale», commenta Katie Rose Guest Pryal, scrittrice ed ex docente di diritto, «non sorprende scoprire che questo sia il vero Atticus».

In ambito accademico, infatti, esiste una solida corrente di pensiero che ha sempre cercato di attirare l’attenzione su certi difetti del personaggio. In uno studio del 2010 sulla «mancanza di empatia» nel romanzo, la Pryal afferma che Atticus non segue mai la propria idea secondo cui, per capire qualcuno, «ci si mette nei suoi panni e ci si va a spasso». L’autrice sottolinea anche che la sua difesa di Tom Robinson, un nero accusato di stupro, non ha niente a che vedere con il tentativo di comprendere quell’uomo: «Né la giuria né i lettori scoprono niente sul conto di Tom: dove vive, com’è la sua famiglia, come tratta la moglie, i bambini o le altre persone nella sua vita quotidiana». La difesa di Tom si basa sulla volontà di convincere tutti loro che lui, Atticus, è un uomo onesto. Giocando sui pregiudizi dei bianchi all’interno di un sistema che li favorisce sistematicamente, la sua strategia non può in alcun modo «turbare la gerarchia sociale e razziale americana».

Riesaminando Il buio oltre la siepe a cinquant’anni dalla sua pubblicazione, Angela Shaw-Thornburg, docente di letteratura alla South Carolina State University, rileva anche le problematiche legate a Finch e al suo «approccio alla giustizia, paternalistico ed estremamente accomodante». Racconta di aver analizzato il romanzo in una «istituzione in cui le minoranze etniche costituiscono la maggioranza», con studenti che «cercano di capire perché non si sentano rappresentati dalla letteratura che leggono», e identifica lo stesso problema sollevato dalla Pryal: «Di Tom Robinson vediamo poco e nulla, mentre era presumibile che la sua vita e la sua morte avessero un ruolo centrale in questa storia». E si domanda anche se il romanzo «non sia troppo datato per essere proposto nei corsi di letteratura contemporanea».

Le omissioni e le strategie basate sui pregiudizi razziali che sia la Pryal che la Shaw-Thornburg evidenziano in Il buio oltre la siepe ben si sposano con il ritratto di Finch che emerge da Va’, metti una sentinella, in cui il background del personaggio ci viene fornito in modo più specifico. Va’, metti una sentinella, ambientato negli anni Cinquanta, racconta la storia di Scout, la figlia di Atticus Finch, che una volta cresciuta torna nella sua città natale. Il tempo trascorso a New York, lontana da casa, le ha fatto cambiare punto di vista. Si vede trasformata «da creatura indocile con la salopette e il mito dei pistoleri, a ragionevole approssimazione di un essere umano». Anche il fanatismo del padre le appare con maggior chiarezza: in questo romanzo, Finch si oppone all’abolizione della segregazione razziale, rigetta l’operato della naacp (l’Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore) e ha partecipato a una riunione del Ku Klux Klan.

Tali dettagli sembrano una novità scioccante, ma quest’aspetto del personaggio di Finch non ci è del tutto nuovo. «Appare molto più grandioso nell’immaginazione che nel libro vero e proprio», afferma Ann Engar, professoressa alla University of Utah, che ha scritto a proposito dell’influenza esercitata dal libro sulla professione legale: «Nel libro, per esempio, Atticus Finch si vede assegnare la difesa di Tom Robinson. Non è lui a offrirsi volontario». Allo stesso modo, la Pryal ha notato che «nelle mie conferenze, ogni volta che mi trovavo a dire che Atticus poteva non essere l’eroe antirazzista che tutti lo ritenevano essere, la gente si infuriava perché aveva molto a cuore il personaggio».

La Engar è interessata a come il nuovo ritratto di Finch potrà influenzare gli avvocati «della vecchia generazione, quelli che erano giovanissimi all’uscita del libro e ne trassero ispirazione per iscriversi a giurisprudenza». Come la Shaw-Thornburg e la Pryal, anche lei ritiene che il nuovo libro, piuttosto che aggiungere l’elemento del razzismo, enfatizzi un aspetto del personaggio di Finch già di per sé problematico. «Penso che fosse già presente», ha replicato in risposta alle prime recensioni del libro, «ma dubito che tutti gli altri se ne siano accorti».

È opportuno notare che il collegamento tra i due libri non è affatto semplice. Va’, metti una sentinella segue le vicende degli stessi personaggi di Il buio oltre la siepe ed è ambientato vent’anni dopo, ma, dei due romanzi, è quello che è stato scritto prima. Da un lato, questo fa sì che Il buio oltre la siepe sia il prequel di un libro finora inedito. Dall’altro, molti affermano che Il buio oltre la siepe sia in realtà una totale revisione di Va’, metti una sentinella, e che, invece di coesistere fianco a fianco con l’altro libro, il testo pubblicato nel 1960 rimpiazzi la prima stesura degli anni Cinquanta. Si tratta di due puntate della medesima serie incentrata su un gruppo di personaggi in un’unica ambientazione finzionale, o sono due diverse stesure dello stesso romanzo, che ci presentano versioni contrastanti degli stessi personaggi?

Il modo in cui leggeremo Harper Lee verrà plasmato da quale delle due opzioni ci risulterà più convincente. La prima va a sostegno delle argomentazioni che gli accademici hanno portato avanti per tanti anni a proposito dell’elemento razziale in Il buio oltre la siepe. La seconda invece, nonostante l’aumentare delle critiche, lascia in qualche modo intatta l’immagine di Finch, e pone l’accento sul fatto che, negli anni Cinquanta, l’editore di Harper Lee non era pronto a pubblicare un romanzo che parlava del rapporto conflittuale tra un padre e una figlia che lo considerava un razzista. Charles J. Shields, autore della biografia di Harper Lee, Mockingbird, ritiene che un’immagine del primo capitolo di Va’, metti una sentinella fornisca un commento eloquente sull’accoglienza ricevuta dal romanzo negli anni Cinquanta. «Penso che il treno che supera la stazione sia una grande metafora», dice, riferendosi all’arrivo di Scout a Maycomb, «come se il treno stesso fosse riluttante all’idea di fermarsi».

© Laura Marsh, 2015. Tutti i diritti riservati.

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