La cometa Sabato

redazione Autori, Ernesto Sabato, SUR Lascia un commento

Proseguiamo con la pubblicazione di testi dedicati a Ernesto Sabato, presentando un breve intervento di Fernando Iwasaki (1961),  uno scrittore peruviano impegnato nella narrativa, nella saggistica, nella critica letteraria, ed è stato titolare di una cattedra di Storia. In Italia sono stati pubblicati due suoi romanzi: Il libro del mal d’amore (e/o, 2004) e Il tarlo dei denti (Bollati Boringhieri, 2007). Lo ringraziamo per averci concesso di pubblicare la traduzione del suo testo.

di Fernando Iwasaki

traduzione di Carmen Mangiola

La scomparsa di Ernesto Sabato (1911-2011) ha suscitato molte e contrastanti reazioni: da sincere manifestazioni di stima e affetto a parole ostili che lasciano trapelare un sentimento di inimicizia e rancore. Per quanto sia consapevole del fatto che non tutti riusciamo ad apprezzare l’opera letteraria di un autore pur non approvandone l’ideologia politica, l’orientamento religioso o la condotta civile e morale, ho tuttavia bisogno di credere che i pregiudizi, che esulano dal campo strettamente letterario, siano determinati dal momento e destinati a svanire col passare degli anni.

Non avrei mai immaginato di esordire così nel ricordare Sabato, ma per poterlo elogiare devo essere anche imparziale, e quindi fare alcune distinzioni. Per esempio, a nulla mi serve sapere che Borges e Cortázar, due scrittori per i quali provo una profonda ammirazione, nutrivano scarsa simpatia per Sabato e la sua opera. Del resto, neanche Gongora godeva della stima di Quevedo, senza che ciò abbia inficiato il valore della sua opera; né tanto meno smetteremo di leggere Cervantes a causa del suo antagonismo con Lope de Vega. Il rapporto tra i grandi della letteratura è sempre stato segnato da rivalità e dissapori, e credo che vadano visti in quest’ottica anche i commenti e le battute pungenti che alcuni scovano in libri, biografie, recensioni, interviste e persino nella corrispondenza privata di scrittori come Borges, Cortázar e Mujica Láinez.

È pur vero che, in più di un articolo, necrologio o biografia, viene riportato che il 19 maggio 1976, Ernesto Sabato e altri intellettuali argentini abbiano accettato un invito a pranzo alla Casa Rosada, sede del governo, da parte del generale Videla, episodio aspramente criticato. Tuttavia, nessuno fa menzione del fatto che Sabato abbia affrontato la dittatura in Apologías y rechazos (1979), quando il potere di Videla era assoluto e la “guerra sporca” all’apice, né tanto meno che Sabato fosse a capo della commissione che indagò sui crimini e le torture perpetrate dalla dittatura militare. Nessuno deplorò quell’invito quanto lo stesso Sabato che, non appena si rese conto della natura sanguinaria del governo militare, divenne uno dei suoi più accaniti oppositori. Questo gli rese onore come uomo, senza nulla aggiungere o togliere allo scrittore, tanto più che la sua opera narrativa si era conclusa con la pubblicazione di Abbadón el Exterminador (1974; la traduzione italiana di Paolo Vita-Finzi, Rizzoli 1977, recava il titolo L’angelo dell’abisso; nel 1990 Sabato pubblicò una nuova edizione, con rilevanti aggiunte e modifiche. Le Edizioni SUR pubblicheranno una nuova traduzione dell’opera condotta su questa edizione definitiva; ndr.)

Mi sembrava doveroso soffermarmi su queste circostanze, prima di spiegare cosa abbia significato per me l’opera di Sabato. Quando lessi Il tunnel (1948) ero un giovane studente universitario, avevo appena sedici anni, e proprio allora le mie letture iniziavano a farsi più intense e corpose. Fino a quel momento, solo poche opere mi avevano sconvolto e lasciato senza fiato come il romanzo di Sabato era riuscito a fare. Avevo letto Borges, Cortázar, Poe e Lovecraft, Vargas Llosa e García Márquez, Ribeyro e Bryce Echenique, Stendhal e Herman Hesse, ma non avevo letto Sabato. Ricordo ancora che la stessa persona che mi consigliò Il lupo della steppa di Hermann Hesse mi esortò a leggere Il tunnel.

I romanzi di Sabato (Il tunnel, Sopra eroi e tombe, 1961, e Abbadón el Exterminador) fanno parte della mia educazione sentimentale in quanto mi hanno spinto a leggere Sartre, Camus, Dostoevskij, Erich Fromm e Lawrence Durrell. Lo stesso Sabato è stato una sorta di “tunnel” che mi ha condotto a molti altri autori. Spesso, infatti, i lettori di Sabato sono portati a cercare le risposte ai suoi interrogativi in altre opere. Credo sia questa la straordinaria prerogativa dei grandi scrittori: spingere il lettore a continuare a leggere. Se Borges mi ha fatto leggere Chesterton, De Quincey, Swedenborg e Melville, Sabato mi ha fatto conoscere Gide, Baudelaire, Henry Miller e Thomas Mann. Devo precisare che Faulkner e Kafka sono stati vasi comunicanti tra loro? Borges rimase affascinato dall’elemento fantastico in Kafka e dai labirinti temporali di Faulkner, mentre Sabato fu folgorato dall’abiezione umana dei romanzi di Faulkner e dal mondo irrazionale e tenebroso delle creature kafkiane. Finzioni e Il tunnel sono due libri diversi, ma frutto delle stesse letture.

La letteratura argentina è un vero e proprio sistema solare, di cui Borges è il sole, Arlt, Lugones, Girondo, Marechal, Denevi, Cortázar, Bioy Casares o Mujica Láinez, i pianeti che vi ruotano attorno, con le rispettive lune, Fogwill, Di Benedetto, Saer o Lamborghini. Tuttavia, dentro quel sistema solare vi sono corpi celesti, come la cometa Sabato, che con la sua traiettoria infuocata inquieta, sconvolge e altera le orbite degli altri. La sua prima apparizione fu ben accolta, ma solo mezzo secolo dopo l’unanimità è scomparsa. Che cosa succederà quando fra altri cinquant’anni sfreccerà di nuovo nel firmamento?

In un’intervista concessa nel 1977 al giornalista Joaquín Soler Serrano di TVE, Sabato rivelò di essere affascinato dall’astronomia. Amava osservare le stelle perché la Terra non gli sembrava sufficiente e perché solo gli emarginati si fermavano a guardare il cielo. Sono certo che Sabato non smetterà mai di avere nuovi e appassionati lettori, poiché ribellione e anticonformismo non resteranno nascosti per sempre nel tunnel. Spero solo di vivere abbastanza per vederlo incendiare il cielo ancora una volta.

 

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